Gomorra citta dimenticata e condannata da Dio
In un mondo contornato da falsi miti, in cui la legge del più forte raffigura l'unico sbocco per poter essere rispettato. In un lembo di terra della nostra amata Italia, dove lo stato funge da futile comparsa e le leggi vengono sistematicamente violate. In un territorio governato da bande organizzate di delinquenti senza scrupoli, armati sino ai denti e pronti a farsi la guerra a costo della vita propria e dei propri cari. In una regione vituperata, bistrattata, inquinata dall'avidità dell'essere umano, irriguardoso del bestiame e dei frutti di un suolo ormai avvelenato dalla diossina. Chilometri di costa del villaggio Coppola cementificati dall'arroganza imprenditoriale dei camorristi e centinaia di migliaia di uomini e donne vessati dalla famelica voracità del clan Di Lauro. Bambini cresciuti facendo i pali sui tetti, e battezzati da un colpo di pistola in petto, per essere considerati uomini.
Ragazzi con armi in pugno che giocano a fare gli Scarface in ville confiscate ai Casalesi, per poi morire su una spiaggia del casertano, per mano di esecutori flaccidi e sovrappeso, neanche lontani parenti degli Al Pacino o dei Jonnny Depp di “Donnie Brasco”. Poveri lavoratori costretti a sgobbare per dodici ore al giorno in nero, per poi ritrovare i capi confezionati da mani stanche e logore per l'ipocrita mondo della moda, in celeberrime manifestazioni. Vestiti indossati da corpi sinuosi di star, ignare del sudore scorso e della povertà da cui è sorto un capolavoro di sartoria. Non stiamo parlando dell'ultima favelas brasiliana di “City of Good” o delle bidonville di Johannesburg, ma lo scenario appena rappresentato, delinea in pieno il napoletano. Una fotografia scattata da “Gomorra”, suggestivo libro di Roberto Saviano e impressa su pellicola da Matteo Garrone. Gomorra, città dannata della bibbia, racconta della realtà vissuta dalla gente che vive a Secondigliano a Casal di Principe, quartiere Sanità, Mondragone, Castelvolturno, Scampia, Casoria e tutti i paesoni attorno al Vesuvio. Garrone si appropria di storie del testo scritto da Saviano e le trasforma in immagini.
La guerra di Secondigliano, combattuta senza esclusione di colpi tra il clan Di Lauro e gli scissionisti, in cui un bambino partecipa attivamente anche ad un omicidio, fungendo da esca per far uscire allo scoperto Carmela Attrice, condannata a morte per il tradimento del figlio. La Secondigliano stampata nello sguardo del ragioniere, che ogni giorno va a trovare le famiglie dei detenuti affiliati ai Di Lauro con una busta di soldi sempre dietro, che dispensa consigli e retribuisce i parenti dei carcerati, come una sorta di Stato Sociale interno e solidale con chi ha prestato servizio e ne sta pagando le conseguenze. La Casal di Principe delle cave riempite di prodotti chimici e rifiuti pericolosi provenienti dal Nord Italia, inacidita nelle falde acquifere e nei terreni un tempo prosperi di prodotti agricoli. La morte di Casal di Principe aleggia come uno spettro e il giovane geometra si ribella al suo capo , mal sopportando la prepotenza del Dio denaro. La Napoli del Sarto che vide sfilare il suo lavoro durante la notte degli Oscar.
Non pote credere ai suoi occhi di uomo svilito e disilluso. La Caserta di novelli gangster cresciuti poco e male e condizionati da una Hoollywood, lontana anni luce da una Italia poco incline ai sogni. Trucidati anche loro da una iniqua realtà e dalla tracotanza di bastardi senza onore. Gomorra, la città perduta in cui insulsi assassini ammiccano alla telecamera, dove boss indegni spettacolarizzano il loro arresto. Gomorra, la città senza stato, che vive e muore applicando regole mai scritte. Gomorra, la città della droga e della “monnezza” più malsana mai respirata. Gomorra, città dimenticata e condannata da Dio.
Giovanni Petilli





Commenti