Lavoro

Dati della Confartigianato per nulla rassicuranti per l’intero Mezzogiorno.

Basilicata disoccupata

Numeri desolanti: il 38,3 % dei lucani tra i 15 e i 24 anni è senza lavoro

 

Un duemilanove da dimenticare per la Basilicata dal punto di vista dell’occupazione, almeno stando ai report sulla disoccupazione giovanile tracciati dalla Confartigianato. Il 38 per cento dei giovani tra i quindici e i ventiquattro anni non ha un posto di lavoro. Nella triste classifica, peggio della nostra regione solo Sardegna e Sicilia contro però il miglior piazzamento di Calabria e Campania, sempre ritenute regioni dal bollino rosso in tema di occupazione. I dati della Confartigianato si estendono fino a marzo 2010 e “ premiano ” Toscana (17,8 %), Valle d’Aosta (17,5 %), Veneto (14,4 %) e Trentino Alto Adige (10,1 %), ovvero le regioni con il più basso tasso di disoccupazione giovanile in Italia. Solo il 13,6 % dei giovani lucani tra i quindici e i ventiquattro anni risulta regolarmente occupato. Prendendo in considerazione le duecentosettantuno regioni europee invece, la Confartigianato registra ben quattro regioni italiane tra le ultime dieci europee: Campania, Basilicata, Sicilia e Calabria. La strada da perseguire secondo la nota di Confartigianato “è quella dell’apprendistato, in quanto utile a facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Sarebbe – prosegue la nota – un utile strumento per ridurre la forbice che se separa l’Italia dal resto d’Europa”. Il gap è da ridurre però in primo luogo all’interno dei confini nazionali: l’ennesima conferma del disagio che caratterizza il Mezzogiorno rispetto al Settentrione. Una situazione di una gravità inaudita e che vede la Basilicata alle prese con i dati sull’emigrazione giovanile (oltre mille unità nell’ ultimo) anno paradossalmente legati a quelli sul notevole numero di giovani lucani che ogni anno si laureano (oltre tremila).

 

% O = OCCUPAZIONE ; % D = DISOCCUPAZIONE

REGIONE                         % D           % O

ABRUZZO                        24,0          18,4

BASILICATA                    38,3          13,6

CALABRIA                        31,8          13,4

EMILIA R.                         18,3          28,1

FRIULI V.G.                      18,9          25,4

LAZIO                               30,6          20,1

LIGURIA                           18,8          22,9

LOMBARDIA                   18,5          28,8

MARCHE                         22,6          26,4

MOLISE                           27,1          17,7

PIEMONTE                    24,1           26,0

PUGLIA                          32,6           18,4

SARDEGNA                   44,7           15,5

SICILIA                          38,5            14,2

TOSCANA                     17,8           25,5

TRENTINO A.A.           16,1           34,2

UMBRIA                       19,6           26,4

VALLE D’AOSTA          17,5           27,8

VENETO                       14,4           30,2

*I dati non tengono conto della percentuale di abbandono scolastico

 

Commenti

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Dalla tebella non è chiaro se tra i giovani occupati ci sono coloro che dalla basilicata trovano lavoro fuori e quindi lasciano la nostra regione. Ad ogni modo la situazione è veramente deprimente in quanto in tutto il territorio regionale manca, se non per qualche rara eccezione, la piccola impresa molto florida invece nelle regioni del nord e che rappresenta la vera motrice dell'economia italiana.

Un dato che poche persone conoscono è che la basilicata è la prima regione d'italia ad avere in termini percentuali il maggior numero di persone impiegate nel pubblico impiego; questo dato conferma lo scarso impegno delle amministrazioni locali nelle politiche occupazionali che per troppi anni si sono solo ed esclusivamente alimentate con raccomandazioni per far entrare l'amico di turno in un ente pubblico e consolidare al tempo stesso il potere con una classe politica che ormai è un tutt'uno (destra e sinistra) di amici, parenti, mogli e amanti che si scambiano favori a danno della collettività. La tangibile corruzione è dirompente e fortemente radicata.

Molti giovani capaci, laureati e con cultura medio-alta lasciano la Lucania perchè soli come individui non hanno nessuna possibilità di emergere. Risultato di questo continuo ed inesorabile esodo è che la pochezza di idee, la scarsa capacità di chi resta e sopratutto la mentalità chiusa e ottusa di molti che predomina costantemente in Lucania con i risultati noti a tutti.
Negli ultimi anni però mi è capitato di vedere diversi esempi di ragazzi che hanno deciso di restare in Lucania a dispetto di migliori prospettive altrove, che hanno deciso di impegnarsi per creare sviluppo nella nostra terra e che hanno tutta la voglia di cambiare rotta. A questi va la mia totale ammirazione.
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